"La storia del cantiere" di Francesca Camnasio

Un nome che risale al lontano 1922 quando Giuseppe Patrone, in seguito affiancato dal nipote Nicolò, apre a Ceriale la sua “bottega di artigiano” presto famosa per la perizia costruttiva di quei gozzi prima realizzati in legno e poi in compensato di mogano preformato fornito dalla Playwood Marine,  fino all’ingresso della resina rinforzata con fibre di vetro. Circa sessant’anni dopo, e precisamente nel 1984, il cantiere viene acquisito dalla famiglia Moreno, che oggi vede impegnati in azienda, oltre al titolare Piermichele, anche la moglie Ornella per la parte finanziaria e la figlia Benedetta, laureata alla Bocconi di Milano, per le pubbliche relazioni e gli eventi.
 
“In quell’anno - ci racconta l’ingegner Piermichele Moreno - mi si presentò l’opportunità di lavorare con il maestro d’ascia Nicolò Patrone, che rimase con noi fino alla morte e di acquisirne il cantiere di cui assunsi la direzione. All’epoca del mio ingresso, il cantiere aveva in produzione gozzi fino a 10,5 metri di lunghezza e “Winsome” era la barca a vela di 35 piedi più grossa allora in fase di realizzazione. Mano a mano ridisegnai l’intera gamma e oggi produciamo gozzi e pilotine dai 4 ai 12,5 metri, con alcune novità nel cassetto: un otto metri evoluzione del Patrone 25, il nostro cavallo di battaglia insieme col 42, e un 50 piedi rispettivamente pronti per l’anno prossimo.
 
Quella di Patrone - Moreno, tuttavia, non è una produzione standard né tantomeno poco propensa all’innovazione: “Il nostro prodotto - sottolinea Piermichele - viene quasi sempre tagliato sul Cliente come un abito su misura, siamo permeabili a tutte quelle piccole o grandi variazioni che possano soddisfare le esigenze dell’Armatore. Abbiamo mantenuto le caratteristiche fondamentali del gozzo, come le forme arrotondate e le linee dei bordi, ma la carena è molto più prestazionale, più stabile e veloce di quanto non lo fosse una volta. Ciò che contraddistingue le nostre barche, studiate per ogni esigenza sia per il diporto per chi va a pesca, è la robustezza, il comfort, l’abitabilità. Insomma c’è un’evoluzione continua anche riguardo al design ed i Clienti ci riconoscono gli sforzi fatti per migliorare l’organizzazione interna, l’architettura, i materiali”. 
 
Nonostante il periodo di recessione, anzi proprio per questo, Patrone - Moreno continua a investire, “con il buon senso di un padre di famiglia”, perché il suo prodotto sia sempre più rispondente ai tempi, più performante ed esteticamente accattivante, senza però tradire i gusti di un target affezionato ai valori classici della tradizione nautica. “Non intendiamo snaturare l’artigianalità dei nostri gozzi, tuttavia utilizziamo tutto ciò che la moderna tecnologia ci mette a disposizione: i mobili sono realizzati con macchinari a controllo numerico, gli scafi sono testati in vasca navale. E ci avvaliamo del Rina per le certificazioni secondo le direttive CE”. 
I gozzi Patrone - Moreno vengono distribuiti anche all’estero (circa il 15 per cento), tuttavia è soprattutto al mercato italiano che il cantiere guarda, con un servizio al cliente a 360 gradi 365 giorni all’anno. “Preferiamo mantenere un contatto diretto con l’Armatore, ecco perché non ci serviamo della collaborazione di concessionari. Offriamo qualunque tipo di assistenza, dalla manutenzione al rimessaggio, su tutto il territorio nazionale e siamo strutturati per intervenire sia direttamente sia attraverso tecnici in loco di nostra fiducia. Attualmente, oltre a cercare uno sbocco sul mare che ci consenta di migliorare il servizio diminuendo i costi di intervento, stiamo ristrutturando un cantiere a Ceriale che adibiremo a centro servizi polifunzionale con spiaggia attrezzata per il cliente che intende trascorrere un periodo a terra”. 
Ma è a bordo della sua barca che l’armatore di un Patrone - Moreno preferisce stare. Perché, la sua, è una barca solida e consistente, che non subisce le mode. 
 
Articolo di Francesca Camnasio