"La storia del cantiere" di Chiara Milani

Maestri d’ascia dal 1922. Il calendario dice che siamo ancora in inverno ma da quelle parti, in questo periodo,il sole, e quindi anche la voglia di mare e di barche, ha già bussato alle porte. Un trionfo di luce e colore che a breve si colorerà del giallo intenso della mimosa con il suo inebriante profumo di primavera.
In qualunque periodo dell’anno, la Liguria offre ai suoi visitatori scenari mozzafiato, ancor più incantevoli agli occhi di chi generalmente è avvolto dal grigio e gelido inverno del Nord.
 
Raggiungiamo Regione Torre Pernice , località di Albenga, dove ha sede il Cantiere Patrone  Moreno, realtà fortemente radicata sul territorio, ad iniziare dalla produzione: quei gozzi liguri che oggi, pur conservando il fascino della tradizione, hanno incontrato la modernità, raggiungendo così livelli d’eccellenza.
 
Un lungo e duro lavoro, ma anche una scommessa vinta, come ci racconta Piermichele Moreno, ingegnere meccanico e ligure doc da generazioni , con annessa passione per le barche, che dal 1984 è al timone d’un’azienda nata sessantadue anni prima: “La storia del cantiere ebbe inizio quando Giuseppe Patrone, allora capocantiere di Baglietto, fu mandato a Ceriale per acquistare un terreno sul quale sarebbe sorto il cantiere- racconta- . Patrone trovò l’area ma non si raggiunse un accordo;allora decise di prenderlo per sé e di avviare una propria attività. Non aveva figli e fu affiancato dal figlio del fratello, che era comandante di navi, Nicolò Patrone.
Nel 1984 feci il mio ingresso in cantiere : Patrone mi chiese aiuto per portare avanti l’attività, troppo ancorata a vecchi sistemi .
Insieme a mia moglie Ornella, che oggi si occupa della sfera amministrativa, accettai la scommessa e iniziai un profondo quanto laborioso lavoro di rinnovamento. Fino a poco tempo fa, la sede di Ceriale produceva ancora. Adesso, considerata anche la sua posizione centrale, stiamo avviando un progetto di ristrutturazione che la porterà ad essere un centro servizi più votato al turismo”.
Famoso per la bontà delle sue costruzioni, tutte in legno fino agli anni 60’, il cantiere fin dall’inizio realizzava barche (anche fino a 18 metri )all’avanguardia: dal Dinghy 12”, deriva velica vincitore di oltre 26 titoli italiani al “Nautilus”, prima pilotina costruita con vetroresina rinforzata con fibra di vetro, per proseguire con Gian, il capostipite di una serie di gozzi di 10 metri  e arrivare a Il Moschettiere, primo yacht semicabinato.
 
Dalla costruzione tradizionale, Patrone avviò la costruzione di semiscafi preformati in lamellare di mogano accoppiati sulla chiglia e rifiniti in massello di legno per un prodotto più robusto, quindi che richiedeva una minor manutenzione, e performance.

Negli anni 70’ il cantiere passò dalla costruzione interamente in legno a quella in resina rinforzata con fibre di vetro, abbellita e resa più calda da finiture ed arricchimenti in legno pregiato . Aggiornata con procedimenti e lavorazioni attuali, tale costruzione continua anche oggi. 
“La produzione di gozzi, lance e pilotine ed yacht necessitava di un ammodernamento.  Dal “Nautilus” nacque il Patrone 23’, nelle due versioni diporto e pesca. Poi, su richiesta di Clienti, il gozzo  Spigola di m 5.20 con prua catalana. Accanto ad aspetti puramente estetici, si è lavorato a incrementare le doti nautiche, per cui si è alzato il baricentro e si ha dato maggiore potenza ai motori, ma la carena richiedeva delle riflessioni. Tradizionalmente l’opera viva del gozzi si avvicina a una goccia d’acqua rovesciata, ma per dare potenza occorreva un impianto opposto. Si è rivisto tutta la carena, inserendo i flap correggendo gli “effetti collaterali” e si è adeguato l’opera viva rendendola al passo con i tempi. Si è mantenuto , in sostanza, tutte le piacevoli sensazioni del gozzo –stabilità, tenuta di mare, assenza di velocità di planata – cambiando quanto rimasto di antico: la velocità ma anche la visibilità e la direzionalità. I livelli raggiunti sono assolutamente soddisfacenti . Con il Patrone 25’, il primo gozzo ad alte prestazioni e a largo raggio, e poi con il 27’, il cantiere ha aperto un nuovo corso.  Un lavoro che ci ha richiesto tempo e sacrifici : dallo studio ai disegni , fino al prototipo a ai test in acqua, un iter che viene seguito per tutte le imbarcazioni . Siamo arrivati a proporre una gamma davvero completa, dai 12 ai 52 piedi e oltre custom. Pensiamo che la qualità è il prodotto di una lunga serie di fattori, ma è anche mantenere ciò che si pattuisce, unito a una costante ricercadi materiali e di applicazione.
 
Fedele alla propria filosofia il Cantiere Patrone Moreno continua a investire e per il prossimo Salone Nautico di Genova presenterà un 32 piedi in attesa di vedere, nel 2011, l’ammiraglia , Patrone 52, di cui ammiriamo in anteprima il modello :” Lo studio è iniziato due anni fa ed è stato orientato,in particolare, in funzione del moto ondoso del Mediterraneo. Sarà una barca capace di alte velocità di crociera, intorno ai 23-25 nodi, che sul piano estetico e della robustezza calcherà il solco della tradizione del cantiere”.
Completamente autosufficiente al suo interno, questa realtà artigianale che volutamente contiene le proprie dimensioni guarda al futuro .
Dal 1922 la tradizione del Cantiere Patrone Moreno prosegue e guarda già ai prossimi anni, nel solco unico e vincente della passione
 
Articolo di Chiara Milani